Milano, Lapponia

Prima di iniziare, fate partire il video qui sotto, di cui non vi curerete delle immagini che peraltro ritengo abbastanza inutili (cosa c’entrerà mai Cezanne con Faurè!) e godetevi la musica. Se per caso nevica ancora dalle vostre parti, pure meglio…

La neve è così. A volte quando decidi di scenderci a patti e abituarti all’idea, è già troppo tardi e si butta in pioggia come sta succedendo in questo momento.

Ma che sogno sono 40 cm di neve a milano! La città che forse dorme, ogni tanto, non è proprio come quella nuova york che non dorme mai… ma di sicuro quand’è sveglia corre, rumoreggia, strepita. E invece. Che bel diversivo la neve per riempire una giornata di festa che arriva quando di feste si è ormai stanchi. Che bello regredire tutti coscientemente al livello di bambini in età prescolare. Lasciare la macchina parcheggiata sotto una tonnellata bianca, oppure prenderla “perchè tanto ho le gomme termiche” e gironzolare indisturbati per strade deserte. Ci si può scambiare sguardi furbetti con la commessa che sta dietro la vetrina, con la signora seduta sul bus, con la madre di due pesti che giocano con pupazzi di neve altrui.

Si può scambiare banalità sul tempo, in santa pace, col vecchietto che fa la fila dal tabaccaio, o sperare di poter ammirare il volo di quel tizio che per fare la foto si è arrampicato sul muro ghiacciato della fontana davanti al Castello.

La neve è una di quelle cose che sconvolgono i piani, che abbassano la soglia minima della seriosità, che provocano disagio ma permettono, anche per questo, di chiudere un occhio su molte cose. E più neve c’è, più questo si amplifica. La neve giustifica, ispira, ammalia. 7 ore in giro per la città, a fotografare, annusare, commentare senza fretta il panorama trasformato. Scaldandosi con un cappuccino, o con un bicchiere di vin brullè preso in un autentico angolo di Tirolo in Piazzale del Cannone. Le mani fredde fan venire voglia di scaldarsi, guance e nasi arrossati provocano un languore di tenerezza, la coltre morbida, bianca ed avvolgente tutto sommato ispira richiami di piumoni e coccole, mentre fuori continua a fioccare, e fioccare.

Almeno finchè, come tutte le cose belle, la festa finisce e inizia a piovere. E allora scatta la nuova parola d’ordine: fanghiglia malefica. Quella poltiglia marroncina e orrenda che sta già assediando il marciapiede qui davanti. Ma, in fondo, chissenefrega. Almeno per un po’ ce la siamo goduta.

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~ di cooper79 su 7 gennaio, 2009.

2 Risposte to “Milano, Lapponia”

  1. Un poeta! Bentornato nel tuo blog.

  2. Io sono uscito prima dell’alba e ho camminato per la città fino a mezzogiorno. Secondo me oggi era pure meglio di ieri. Tutti sorridevano e ci si augurava il buongiorno tra sconosciuti come nei paesi. Bella la foto, quando ci fai vedere le altre?

    PS: Buon Anno Cooper!

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