vittoria ai punti (di sutura).

Ci risiamo. Come cantavano le lollipop, è passato un anno e siamo qua, di nuovo, all’assemblea di condominio. dopo la tragica esperienza dell’anno scorso pensavo di aver visto quasi tutto (sebbene mi sia perso la storica rissa del 2004: quella sì che ha lasciato segni indelebili su tutti: ancora ieri, c’erano scene di panico diffuso e cenni di autismo tardivo al solo pronunciare la parola “sottotetti”).

Poco o nulla sembra essere cambiato:  l’ennesima discussione sulle facciate da rifare, la vecchia del terzo piano  che anche stavolta ha rotto il cazzo perchè dice che non vuole la pubblicità sul ponteggio, e poi i motorini, l’antenna da cambiare, etc etc.

Tutte piccole cose, aperitivi al vero big match della serata: vecchiette stronze contro cooper.

Sì perchè i nostri lavori di ristrutturazione, che han trasformato quello che a tutti gli effetti era un rudere malconcio in uno spazio nuovo e moderno, luminoso e molto più sano di prima, sono comunque un’innovazione. e come tale, ovviamente, vanno a scontrarsi con l’ignoranza e la miopia di quelle persone che sono ostili a ogni forma di cambiamento, a prescindere che questo sia buono o cattivo, di qualità o meno: meglio tenersi il brutto e il vecchio perchè “è sempre stato così”.

Insomma, tanto si è detto, tanto si è fatto in questi mesi che ieri si doveva decidere se c’erano i presupposti e la volontà per intentare un’azione legale nei miei confronti. Su diversi argomenti: i serramenti delle vetrine, quello della grande finestra ad arco sul retro, il meccanismo del condizionatore che pare causare dei tornadi che investono le povere ignare vecchiette che su un cortile di 20 metri di larghezza devono forzatamente passare proprio davanti alle ventole. e poi i bambini, signora mia, i bambini! quelle povere creature se ci passano davanti?

L’aria era abbastanza minacciosa. ma io mi son lavorato una delle consigliere (che aveva la delega di molti condomini) e un’altra signora (“che stia tranquillo, lei ha un sacco di millesimi!!!”), e poi avevo pieno sostegno della mia vicina, una ragazza giovane e ugualmente discriminata l’anno scorso perchè vive in una specie di monolocale ricavato da un ex negozio che ovviamente ha suscitato un vespaio (tra l’altro è pure lesbica, ieri è venuta con la sua fidanzata, visto il look aggressive di entrambe non c’è stato molto da capire, ma c’è stato subito quel filo di intesa che unisce le vittime dell’incomprensione altrui. ma mica per le nostre tendenze sessuali: per banali questioni edil/condominiali!!

Ad ogni modo, io che sono furbo ho lasciato che esprimessero le loro lagnanze, che adducessero le loro futili argomentazioni di mero carattere soggettivo e legato al personale (cattivo) gusto estetico, che sbottassero, dicessero il perchè e il percome, si parlassero addosso.

E poi, con estrema classe, pulizia e semplicità (caso raro per me…) ho affisso in silenzio le foto delle vetrine di tutto il palazzo: tutte diverse. E il progetto di ristrutturazione: presentato all’amministratore in via preventiva. E il pezzo di regolamento di condominio incriminato, evidenziato in verde speranza. Ed è partita la mia arringa. Punto per punto ho avvalorato la mia tesi, ho smontato le argomentazioni altrui, ho precisato che per un cavillo linguistico – la banale assenza di una “e” o una “o” – per quella piccola particella mancante, per un nonnulla, ahimè signori la frase sul regolamento recita X e non Y. E comunque sì, è necessario che in futuro le vetrine siano tutte uguali, è vero che ne guadagnerebbe l’estetica, ma ora sono tutte diverse, e nulla vieta che sia così allo stato attuale delle cose. Quindi propongo di istituire una norma aggiuntiva che renda necessaria l’uniformità, per gli interventi futuri. Sì, chiediamo pure consiglio a un urbanista. Sì ma tali regole non possono avere valenza retroattiva, ormai il dado è tratto. Ma d’ora in poi le cose devono cambiare! *ovazione*

No vabbè, nessuna ovazione, comunque li ho convinti tutti. Siamo passati da una possibile causa per 3 diversi tipi di interventi contestati a un “metteremo una grata di tipo diverso davanti alla ventola”. E un sacco di “senta, ce lo dico, non ci ho niente contro di lei, anzi a me il suo negozio mi piace” – “ma prego signora, venghi pure a trovarci che le faccio vedere anche il piano sotto! abbiamo le volte coi mattoni a vista, sa?”

Insomma, un bel successo.

D’altronde, quando uno è principe del foro (e qui siete liberi di dar sfogo alle vostre battute più pecorecce)….

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~ di cooper79 su 31 marzo, 2009.

7 Risposte to “vittoria ai punti (di sutura).”

  1. Beh Cooper, che dire… Ovazione!!

    Ma allora io non c’ho capito niente… Sei o non sei un architetto? Ed il negozio di che? :-S

  2. il negozio è mio. e comunque è lo spazio di un negozio ma l’attività no, è uno showroom/ufficio per la precisione. e no, io non sono un architetto, io sono un markettaro (nel senso di uomo di marketing, of course!!!)

    🙂

  3. Ova-Ova-Ovazione! Di questo passo verrai eletto consigliere, ma che dico consigliere? amministratore dell’intiero condominio con diritto di vita e di morte sui condomini tutti. Ma non facevi prima a dare la colpa a tuo fratello cattivo?

  4. it: ci avevo pensato 😉

  5. Un giorno di questi devo decidermi a passare davanti al tabernacolo di ogni meraviglia.

  6. Non ho capito niente ma bravo Cupar.

  7. Bravo Cupar a prescindere.

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